Domenica 20 ottobre 2024 è stata una giornata lunga, tesa, carica di preoccupazione ma anche di quella forza silenziosa che solo le comunità sanno tirare fuori nei momenti difficili. A Selva Malvezzi, frazione di Molinella, abbiamo lavorato senza sosta insieme alle forze dell’ordine, ai tecnici e ai tantissimi volontari scesi in campo per mettere in sicurezza la popolazione.
Il timore che i corsi d’acqua Idice e Quaderna potessero isolare completamente il paese ha reso necessaria l’evacuazione quasi totale dei 540 residenti. L’unico ponte percorribile in direzione dell’abitato rappresenta un punto critico troppo fragile per rischiare. Abbiamo bussato alle porte una ad una, spiegando la situazione, aiutando le persone a preparare poche cose essenziali, accompagnando soprattutto gli anziani e chi aveva difficoltà motorie.
Presso il palazzetto dello sport è stato allestito il centro di accoglienza: in poche ore sono arrivati brandine, coperte, bevande calde e tutto ciò che poteva servire per un primo supporto. Per chi ne aveva bisogno, il pranzo è stato servito nella mensa della scuola, trasformata in punto ristoro. Nonostante questo, molti residenti hanno scelto di affidarsi all’ospitalità dei parenti, mentre diversi hotel e B&B del territorio hanno dato disponibilità immediata ad accogliere chiunque fosse in difficoltà. Per questo il nostro centro di accoglienza ha lavorato soprattutto come punto di smistamento, coordinando gli spostamenti e verificando che tutti avessero un luogo sicuro dove trascorrere la notte.
Dal COC la preoccupazione è costante. Anche la frazione di Marmorta è sotto pressione: le acque provenienti dal territorio di Argenta, nel ferrarese, stanno mettendo a rischio abitazioni e viabilità. Le parole del Centro Operativo Comunale rendono bene la gravità del momento: “La situazione è molto peggiore rispetto al maggio 2023. Allora non avevamo dovuto evacuare tutta Selva Malvezzi. Ed era maggio… stavolta andiamo incontro alla brutta stagione”.
E questa è la realtà con cui ci confrontiamo sul campo: temperature più rigide, giornate più corte, terreni già saturi d’acqua e una popolazione provata da emergenze ormai troppo frequenti.
Come volontari, quello che vediamo è una comunità che non si arrende. Le persone collaborano, si aiutano, ci ringraziano anche quando sono loro ad avere paura. E questo, più di ogni altra cosa, è ciò che ci spinge a continuare: sapere che il nostro lavoro fa la differenza, anche solo per un sorriso, per una parola di conforto, per quell’attimo in cui qualcuno si sente meno solo.
Continueremo a presidiare, monitorare, supportare.
Perché nelle emergenze non ci si salva da soli: ci si salva insieme.

